Lo stile di aiuto

Il volontariato del CAV ha come finalità essenziale essere vicine alle madri in difficoltà nel momento in cui hanno difficoltà ad accogliere un figlio per problematiche serie di vita.

Il CAV desidera essere un luogo dove le donne in difficoltà possono raccontarsi confidarsi, chiedere e ricevere aiuto. Da trentanove anni l’esperienza del CAV prova che nei casi concreti, quando la prospettiva dell’aborto è imminente per la madre, un contesto di amore e di condivisione, accompagnato da una credibile offerta di ogni tipo, può tutelare la vita del figlio in collaborazione con la madre.

L’azione del CAV, come dovrebbe essere anche quella dei Consultori pubblici, ha lo scopo esclusivo di evitare l’interruzione della gravidanza; è coerente con gli articoli: 1-2 e 5 della legge 194. La legge recita il diritto alla procreazione, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. La stessa legge dichiara che i Consultori familiari devono assistere la donna contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurla all’interruzione della gravidanza. I consultori possono avvalersi della collaborazione di idonee formazioni sociali e di associazioni del volontariato che possono aiutare la maternità difficile dopo la nascita.

Troppo spesso la prima parte della legge 194 viene “dimenticata”, limitandosi alla parte che riguarda l’esecuzione della pratica relativa all’interruzione volontaria di gravidanza.

La legge recita anche che è necessario informare la donna sui propri diritti di lavoratrice e di madre e di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenerla offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.

Queste azioni sono nello stile del CAV con il valore aggiunto di un accompagnamento amichevole nel tempo, di tanta solidarietà, amicizia e condivisione.

L’aborto non può essere considerato un diritto umano: ai politici Papa Francesco dice: Ponete la difesa della vita di coloro che stanno per nascere come prima pietra del bene comune.

(Papa Francesco)

 

L’aborto spezza il legame naturale madre–figlio e genera ferite profonde nella carne e nella psiche.

Produce allo stesso tempo una sofferenza che non trova riconoscimento sociale e risuona muta nelle persone che l’hanno vissuta.

Nel dramma dell’aborto c’è sempre una grande solitudine, un contesto sociale che non aiuta, non accoglie. Solo vincendo la solitudine con la solidarietà, l’ascolto l’accoglienza, si accetta e si comprende il grande valore della vita umana appena concepita.

La scelta di diventare madre dovrebbe essere sempre sostenuta, soprattutto nella nostra società che avanza inconsapevolmente verso il gelo dell’inverno demografico con una popolazione sempre più vecchia.

La situazione che stiamo vivendo è difficile e delicata, il prolungarsi della crisi economica e la precarietà o la mancanza del lavoro, stanno mettendo molte donne nella condizione di vedere nell’interruzione della gravidanza l’unica via d’uscita da un vicolo cieco in fondo al quale, in mancanza di aiuti, vi è solo il tunnel della povertà. È necessario quindi che l’operatrice sia vicino psicologicamente e moralmente alla donna che ha difficoltà a prendere una decisione sulla vita del figlio e sul suo stesso destino, poiché quando evitiamo un aborto non solo salviamo la vita del bambino, ma salviamo anche la madre.

image.png

Le volontarie del CAV ascoltano le mamme e ne condividono i forti disagi, cercano aiuti e ne danno con estrema discrezione e in totale anonimato, sempre nell’assoluto rispetto della loro libertà.

Spesso queste mamme non riescono a comunicare tutti i loro bisogni più profondi e le operatrici li possono solo intuire durante il percorso di accompagnamento; è solo attraverso una lunga esperienza di condivisione che si rilevano i bisogni concreti.

L’operatrice che svolge l’accompagnamento della donna è sempre fortemente motivata, crede nel rispetto della vita, e mette in campo i valori personali di sensibilità, di solidarietà, di condivisione e di gratuità acquisiti con la formazione e la personale esperienza di vita.

Quando la donna, nonostante tutto, per una qualsiasi grave ragione, non riesce ad intravedere un po’ di luce in fondo al tunnel in cui si trova (o forse crede di trovarsi) e non vuole o non può tenere il bambino, la legge prevede la possibilità di non riconoscerlo alla nascita e tutela il diritto della donna di essere informata e restare anonima e a quel bambino di crescere in una famiglia di genitori adottivi, individuati dal Tribunale per i Minori nel più breve tempo possibile.

Questo è un gesto d’amore per il proprio bambino, il dono di poter venire al mondo.

 

 

 

 

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione.
Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie.