Lo stile di aiuto

Il volontariato del CAV ha come finalità essenziale essere vicine alle madri in difficoltà ad accogliere un figlio per problematiche serie di vita.

Il CAV desidera essere un luogo dove le donne si possono raccontare confidare, chiedere e ricevere aiuto. Da quarant’anni l’esperienza del CAV prova che nei casi concreti, quando la prospettiva dell’aborto è imminente per la madre, un contesto di amore e di condivisione, di solidarietà  e di amicizia, accompagnato da una credibile offerta di ogni tipo, può tutelare la vita del figlio in collaborazione con la madre.

L’aborto spezza il legame naturale madre–figlio e genera ferite profonde nella carne e nella psiche.

Produce allo stesso tempo una sofferenza che non trova riconoscimento sociale e risuona muta nelle persone che l’hanno vissuta.

Bisogna essere nel confessionale e tu lì devi dare consolazione, non punire niente: Per questo ho aperto la facoltà di assolvere dal peccato di aborto per misericordia, perché tante volte- ma sempre- (le donne) devono incontrarsi con il figlio. Consiglio quando piangono e hanno quest’angoscia: “ Tuo figlio è in cielo, parla con lui, cantagli la ninna nanna che non hai cantato, che non hai potuto cantargli” E lì si trova una via di riconciliazione della mamma con il figlio. Con Dio già c’è: è il perdono di Dio: Dio perdona sempre. Ma la misericordia è anche che  lei (la donna) elabori questo. Il dramma dell’aborto. Per capirlo bene, bisogna essere in un confessionale.
E’ terribile.

(Papa Francesco - Conferenza stampa sul volo di ritorno da Panama 28 gennaio 2019)

Nel dramma dell’aborto c’è sempre una grande solitudine, un contesto sociale che non aiuta, non accoglie. Solo vincendo la solitudine con la solidarietà, l’ascolto l’accoglienza, si accetta e si comprende il grande valore della vita umana appena concepita.

La scelta di diventare madre dovrebbe essere sempre sostenuta, soprattutto nella nostra società che avanza inconsapevolmente verso il gelo dell’inverno demografico con una popolazione sempre più vecchia.

La situazione che stiamo vivendo è difficile e delicata, il prolungarsi della crisi economica e la precarietà o la mancanza del lavoro, stanno mettendo molte donne nella condizione di vedere nell’interruzione della gravidanza l’unica via d’uscita da un vicolo cieco in fondo al quale, in mancanza di aiuti, vi è solo il tunnel della povertà. È necessario quindi che l’operatrice sia vicino psicologicamente e moralmente alla donna che ha difficoltà a prendere una decisione sulla vita del figlio e sul suo stesso destino, poiché quando evitiamo un aborto non solo salviamo la vita del bambino, ma salviamo anche la madre. E’ anche soprattutto necessario che si instauri una cultura della vita e del rispetto della vita nella società di oggi.

L’ascolto è un’arte difficile ed è necessario essere preparate e formate.  Il percorso di accompagnamento è molto importante per capire le necessità reali della mamma e la sua condizione psicologica, familiare ed economica.

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L’operatrice che svolge l’accompagnamento della donna è sempre fortemente motivata, crede nel rispetto della vita, e mette in campo i valori personali di sensibilità, di solidarietà, di condivisione e di gratuità acquisiti con la formazione e la personale esperienza di vita.

Quando la donna, nonostante tutto, per una qualsiasi grave ragione, non riesce ad intravedere un po’ di luce in fondo al tunnel in cui si trova (o forse crede di trovarsi) e non vuole o non può tenere il bambino, la legge prevede la possibilità di non riconoscerlo alla nascita e tutela il diritto della donna di essere informata e restare anonima e a quel bambino di crescere in una famiglia di genitori adottivi, individuati dal Tribunale per i Minori nel più breve tempo possibile.

Questo è un gesto d’amore per il proprio bambino, il dono di poter venire al mondo.

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