Lettera Presidente
Carissimi,il ritrovarci all’assemblea annuale è sempre una buona occasione per condividere le notizie dell’anno trascorso ed esprimere le speranze che entusiasmano i nostri progetti futuri. Tutte noi operatrici, ci occupiamo volontariamente di amare la vita in questo servizio gratuito, donato, che trasforma anzitutto noi stesse. Una testimonianza importante, non scontata, che porta pace e unità. Quando in TV vedo che parlano di guerra e di pace azzuffandosi dico: non è il nostro stile. I nostri piccoli gesti gentili, di cura, di accoglienza sono sì piccoli passi possibili per la pace. E così anche quest’anno ci sono stati regalati tanti momenti di gioia e di speranza: i sorrisi di tanti bimbi e la felicità delle loro mamme, anche del gruppo delle 9 mamme che si ritrovano insieme a noi il mercoledì pomeriggio per lo studio della lingua italiana e per un caffè. Il fresco entusiasmo delle 19 ragazze che abbiamo ospitato al Centro per condividere l’esperienza concreta e quotidiana del nostro volontariato per la vita e la premiazione di una di loro per la partecipazione al Concorso Nazionale PIAS da parte di FederVita Lombardia il 3 dicembre scorso a Pavia. E ancora, le feste, sia quella della mamma organizzata per la prima volta al CAV, sia quella in occasione dell’anniversario di fondazione nel pomeriggio del 23 settembre, ricordando l’inizio della nostra storia con Angiola Maria Bonicelli, cofondatrice e prima Presidente del Cav di Bergamo.
Con tanti altri amici del popolo per la vita, ci siamo anche ritrovati l’8 marzo ‘25 all’udienza a cui Papa Francesco, già malato, ci ha convocato in occasione del 50º anniversario del Movimento per la Vita. E ancora, nell’anno del Giubileo già così ricco, in apertura del convegno nazionale tenutosi a Loreto e Jesi dal 3 al 5 ottobre, abbiamo condiviso l’editto che apre ufficialmente l’iter della causa di beatificazione e canonizzazione di Carlo Casini, fondatore del Movimento per la Vita.
Tanti eventi, tanta gioia, tanta speranza per riuscire ad affrontare le difficili sfide quotidiane al rilancio della nostra missione per la vita. Sfide mediche ed etiche legate all’inizio e al fine vita, l’insufficienza di risposte ai giovani che vogliono metter su famiglia, la flessione delle nascite (seppur anche in funzione del calo delle donne in età feconda), e le tante ambiguità nella libertà di scelta della maternità.
Quanto è importante rafforzarci culturalmente e imparare a guardare come cambia il mondo!
Per aprirci e proporre in modo sempre più efficace il nostro servizio, tra pochi giorni, nei pomeriggi del 9 e 10 maggio p.v., in occasione del progetto “Settimane della Cultura” promosso dall’Ufficio per la Pastorale della Cultura, ospiteremo al Centro i visitatori che vorranno conoscere le nostre attività e iniziative, le persone e gli obiettivi di tutela della vita e sostegno alle mamme in difficoltà con l’accoglienza che sa accompagnare di ciascuna delle operatrici volontarie.
Proprio a proposito dell’operato del CAV, il nostro Vescovo Monsignor Francesco Beschi, in occasione dell’assemblea annuale dello scorso anno, oltre a portarci il suo caloroso saluto, ci ha dedicato parole di incoraggiamento a continuare ad agire con lo stile proprio dell’accoglienza, con mitezza e discrezione, ricordando che anche Papa Francesco sottolineò l’azione di promozione della vita da parte dei CAV attraverso l’esercizio della solidarietà concreta, vissuta con lo stile della vicinanza e della prossimità. “È nell’azione che noi troviamo la possibilità di generare formazione e cultura, che non vuol dire un sapere, ma un modo di vedere, di stare nella vita. Il vostro impegno - continua Monsignor Beschi - indica una visione diversa, un progetto diverso, proprio perché il concepito rappresenta per eccellenza ogni uomo e donna che non ha voce, che non conta. Per noi, la vita nel suo complesso, proprio a partire dal suo momento iniziale, è un dono, è qualcosa di irripetibile, di unico, qualcosa di indisponibile. Ho visto che i CAV sono sempre “per” e “con”, mai “contro” e faccio fatica a capire perché l’aiuto offerto ad una donna in attesa venga interpretato come il condizionamento alla sua libera scelta.”
Non possiamo che ritrovarci perfettamente in queste parole, e lo testimoniano le mamme che incontriamo al CAV: la scelta è vera quando il sostegno è reale!
Spesso, infatti, le donne ci raccontano di non sentirsi libere, ma sopraffatte da pressioni sociali e familiari fortissime che condizionano le loro scelte. Da 45 anni noi siamo accanto a queste mamme per costruire percorsi che permettono loro di scoprire di avere risorse, capacità, futuro, e per aiutarle ad accogliere la vita, certe che dal rispetto della vita nascono la libertà e la pace.
Abbiamo aiutato a far nascere 5.367 bambini!
Contiamo ogni bambino, perché ogni numero rappresenta una vita preziosa, unica e irripetibile.
Basta infatti UNA scelta per la vita per farci dire che vale la pena stare qui, nonostante la fatica e a volte lo sconforto, e con gratitudine restare a guardare la testimonianza delle nostre mamme che sa risvegliare in noi lo stupore davanti al miracolo di ogni uomo, imperfetta meraviglia con una dignità infinita. Al CAV, tutte noi, così amorevolmente imperfette, con la vicinanza ed il sostegno sempre generoso di soci e benefattori a cui va la nostra profonda riconoscenza, continueremo ad aprire strade di vita con la chiave dell’accoglienza e dell’amore, poiché nessuna donna si è mai pentita di aver accolto il proprio figlio.
La vita è sempre una buona notizia!
Bergamo 28 aprile 2026
Lorena Zini
L’arte può essere un veicolo straordinario di umanità.
Scegliamo quest’opera per evocare la bellezza, la speranza e le emozioni profonde legate alla maternità
Gustav Klimt
Speranza II (1907)
Modella in attesa pensosa e concentrata sul suo nascituro.
La Maternità come manifesto a favore della pace insita nella donna.
L’artista riattualizza in termini laici la sacralità della cosiddetta Madonna del Parto o della Madonna della Misericordia, che stendendo l’ampio manto soccorre e abbraccia ogni sua figlia ed ogni suo figlio senza distinguere se siano virtuosi o peccatori.


I Figli
di Khalil Gibran
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa.
Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi.
E sebbene stiano con voi, non vi appartengono.
Potete dar loro tutto il vostro amore, ma non i vostri pensieri.
Perché essi hanno i propri pensieri.
Potete offrire dimora ai loro corpi,
ma non alle loro anime.
Perché le loro anime abitano la casa del domani,
che voi non potete visitare, neppure nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di essere simili a loro,
ma non cercare di renderli simili a voi.
Perché la vita non torna indietro e non si ferma a ieri.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli, come frecce viventi, sono scoccati.
L’Arciere vede il bersaglio sul percorso dell’infinito, e con la Sua forza vi piega affinché le Sue frecce vadano veloci e lontane.
Lasciatevi piegare con gioia dalla mano dell'Arciere.
Poiché così come ama la freccia che scocca, così Egli ama anche l'arco che sta saldo.
